Come lo chiamate, voi, mettersi in discussione a ottanta e più anni, quando si ha il sacrosanto diritto di non dover stare più a pensare a dare, ma anche ad iniziare a raccogliere? Io lo chiamo così.
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Il mondo e dintorni.
Tutto inutile?
Poi uno dice che l’Italia è arretrata. Poi uno dice che se ne vuole andare in America. A sentire queste cose a me viene da piangere. Il solo pensiero di stare a buttare migliaia di euro, anni di vita, e un po’ di salute mentale per essere sopravanzato da un semianalfabeta (perché questo è il prodotto della scuola pubblica italiana) con un pezzo di carta che attesta che il soggetto sappia usare correttamente un mouse dal valore di non più di 30€, mi fa letteralmente rabbrividire. Anzi, mi viene voglia proprio di tradirlo questo stato, che mortifica me e i miei (si spera) futuri titoli di studio acquisiti con sofferenza e sacrficio. Vuol dire che, se sarà il caso, li porterò altrove, dove saranno ben apprezzati…
Neoilluminismo
Ebbene si, amici miei! Non ve l’aspettavate, eppure eccomi qua: sto per dettare le linee guida del movimento del neoilluminismo. I miei contatti più stretti già sapranno di cosa sto parlando, per gli altri il discorso è molto semplice: il neoilluminismo è un movimento che punta di nuovo a mettere l’uomo al centro di tutto; stavolta però non per la mente, come i transalpini fecero nel XVIII secolo, ma per il corpo (più femminile che maschile) e la sua commercializzazione. Troppo evidente oramai tale tendenza: donne in abiti succinti e ammiccanti in ogni dove, persino nelle riviste sportive… A farmi capire però che era il caso di parlarne pubblicamente è stato il botta e risposta, indiretto, tra un inviato del Financial Times e una bilaureata italiana, ovviamente mortificata dalla piega che prendono le sue compatriote e, più in generale, la società tricolore. Per me niente di nuovo, visto che questa mia teoria risale a ormai un mesetto fa, ma se così tanti ne parlano vuol dire che non avevo tutti i torti, dopotutto…