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Miei pensieri.

Luce

Si sa cosa succede quando si avvicina la galleria. Prima c’è la luce tutto intorno a te, poi in un batter d’occhio, il buio. E puoi solo andare avanti, non indietro. Che ci sia o no la luce, puoi solo andare avanti. Sulla fiducia, o sulle ali della disperazione, ma solo in avanti. Certe volte nel viaggio ti viene il dubbio che la luce torni alla fine. Ma alla fine, come per incanto, eccola. Bentornata, luce.

“Niente vie di mezzo per te… Cieco ottimismo o autocommiserazione”

Come si sceglie un telefilm preferito? In base a cosa decidiamo “mi piace quel telefilm!”? Ve lo dico io come si fa… quando senti che una frase messa li per caso ti si stampa addosso e non ti lascia più… ecco come si fa. Quando distrattamente guardi la televisione, l’ennesima replica di quello che hai eletto a telefilm della tua vita, e ti giri dicendo “ma cavolo, stanno parlando di me?!”… ecco come si fa. Non è neanche una scelta, dopo tutto… come detto, è una cosa che ti si cuce addosso.

Stato di attesa – parte II

Innanzitutto una precisazione: documentandomi (si, mi documento anche) ho appreso che la Spada di Damocle viene usata come figura retorica quando si ottiene un grande potere che però, come altra faccia della medaglia, comporta grandissime responsabilità e rischi. Visto che non è questo il caso, visto che di potere ne ho sotto zero, dovrei cambiare il paragone nel post precedente. Ma visto che il blog è mio e ci gioco io, me ne frego e lo lascio così. Tornando alla realtà della scena, il momento si avvicina… anche se, vuoi degli Amici davvero grandi (e la lettera maiuscola non è un caso), vuoi il rendersi conto di non essere poi così tanto soli, il filo sulla spada mi sembra un po’ più robusto e meno inquietante, a guardarlo. Com’è che faceva quella canzone? I am the God in my own history. The master of the game.

Stato di attesa

La chiamano “Spada di Damocle”. Una cosa che penzola sulla tua testa, sperata da te solo da un filo sottile, pronto a cedere da un momento all’altro e a crearti un numero considerevole di problemi (la gravità e la natura degli stessi spettano al malcapitato). Solo che tante volte non si sa quanto sia esattamente lungo il sopraccitato sottile filo: si aspetta una telefonata da un momento all’altro, o comunque un evento generico che ovviamente (Murphy insegna) arriverà sempre troppo presto per esservi preparati. Nel mio caso la situazione è diversa: io so quanto è lungo quel filo. é lungo esattamente tre giorni e quattro ore, minuto più minuto meno. Chi prenderà parte con me al distacco della spada ovviamente sa benissimo cosa succederà in quel giorno a quell’ora. In più d’uno mi avete consigliato di non fasciarmi la testa prima di essermela rotta… ma la mia testa è già rotta. Ho già visto, quasi vissuto, il momento esatto in cui la mia testa finisce in mille pezzi. È solo questione di tempo. Tre giorni e quattro ore.

Quando meno te l’aspetti

Uno dei sogni più comuni del subconscio umano, credo, è quello di annegare. Tutti sappiamo quanto possono essere realistici i sogni, a volte. Immaginate ora di vivere un sogno in cui state per annegare, in cui credete di sentire la pressione dell’acqua che preme nelle narici, le orecchie che ronzano per la forza dell’enorme massa d’acqua che vi sovrasta. Ora immaginate di aprire gli occhi, credendo che tutto finisca in pochi istanti… e che gli istanti diventano minuti, ore di attesa che la normalità torni ad avvolgervi con la sua calda razionalità. Terrificante. Inizi a perdere il filo di ogni discorso, ogni cosa perde la sua reale dimensione, il tragico diventa comico e viceversa. Sei distrutto, a pezzi, senza più la bussola ne la voglia per ritrovarla. E poi, quando meno te l’aspetti… arriva una mano che si immerge nell’acqua, indugia qualche istante per poi tirarti fuori sicura, e ti consente un respiro desiderato, voluto, anche se raggiunto più per meriti altrui che provi. La massa d’acqua scompare, sono zuppo dalla testa ai piedi ma… respiro. Grazie.

Alla fine della fiera…

…posso dire che una setimana così orribile non la vivevo da tempo immemore. Errori su errori, da tutte le parti, di tutte le gravità e in tutti i campi. Situazioni credute sepolte che tornano a togliermi il sonno, proprio come non volevo; situazioni assestate che vado distruggendo come se “non posso stare bene, se non sto nei casini non vivo“ (e badate bene, questa frase me l’hanno detta, non me la sono inventata…). Non so più dove sbattere la testa, a volte i pensieri si fanno tanti, troppi nella mia mente perché io li possa sopportare. E il gusto di pensare a come sarebbe non pensare affatto, ammetto, mi solletica. Grazie a Dio ho ancora un po’ di razionalità residua per scacciare via dalla mente queste follie abbastanza agevolmente. Almeno per ora. C’è poco da fare, non riesco più a pensare ad altro: non ne azzecco più una, non ho più soddisfazioni eccezion fatta per delle piccole gratificazion a livello lavorativo. Altro che fine della fiera, qua il peggio deve ancora venire. E la voglia di combattere è sempre meno…