Per forza di inerzia o per volontà, poco importa. Quello che questa vita (aggiungete aggettivi dispreggiativi a piacimento) ci insegna appena può è che si può solo andare avanti. Beh, inutile dire che secondo saggi e maestri di vita è meglio andare avanti per volontà: tutti a dire “Ma si, che puoi farci, vai avanti” oppure “tira fuori gli attributi” et similia. Come se quello che mi stia capitando, di positivo e di negativo, fosse dipeso da me. “Reagisci”, dicono: certo, mi strappo un osso, lo depuro e poi lo rimetto dentro. Oppure penso ad altro: allo splendore che ogni giorno sostiene i miei passi, alla simil-carriera universitaria che più piano di una lumaca zoppa si trascina avanti (ma che ad ogni esame son soddisfazioni, non nascondo), al sogno di avere una casetta tutta mia. Pur senza disdegnare l’indietro, però, quando questo porta buoni frutti:  vecchi hobby che si  ripropongono, ma sotto nuove forme, ad esempio. Ma si, andiamo avanti. Per esempio, da ieri qualcosa è già cambiato: un giorno in meno al mio rientro sui campi. Vi pare poco, per uno che è fermo da 8 mesi quasi? A me no, per niente.

Avanti!

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