Archivio per maggio 2007

Caspita, già due settimane che non scrivo. Strano, effettivamente; prima questo era un appuntamento quasi quotidiano, in cui soppesare sogni e speranze, illusioni e dolori. Invece ora sono riuscito a far passare due intere settimane e qualche spicciolo prima di aver qualcosa da dire. Beh quel qualcosa da dire, manco a farlo a posta, ha proprio a che vedere con il tempo. Stavolta però inteso come passato. Devo dire che le rievocazioni storiche mi hanno sempre affascinato, come d’altronde suppongo a gran parte della popolazione italiana, che fa della sua storia uno (il?) suo punto di forza in termini di identità popolare. Spesso ho pensato “Chissà che bello sarebbe…”, ed evidentemente devo averci pensato talmente tanto che quando stamattina l’occasione mi si è presentata davvero, quasi senza volerlo ho declinato. Sarà stata la mattina tarda, sarà stata la pigrizia impellente… non so. Per fortuna sono riuscito a rimediare, e a vivere una giornata che per quanto quasi ordinaria rimarrà sempre nella mia memoria. Chi mi conosce sa quanto mi affascini il medioevo, i racconti di cappa e spada e tutto ciò che li circonda… beh, impersonare un signorotto in una normalissima sfilata di una mezz’oretta per me è stato qualcosa di unico. La mia mano stretta su quella spada finta, con una presa tanto salda da riuscirla a trasformare in una vera lama nel mio cuore; arcieri al mio fianco e una gentil dama alla mia destra, mano nella mano; i tamburi e le fanfare a ritmo… avessi potuto chiudere davvero gli occhi chissà che mondo avrei visto. Ora il mio pensiero fisso è una speranza di poter vivere nuovamente queste emozioni, che magari per qualcuno non significano nulla (anzi, scommetto che c’è qualcuno pronto a dire che è una buffonata), magari che diventi una piacevole abitudine. E dire che me lo stavo per perdere…

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Anzi, pure un po’ peggio. Me lo ricordo ancora, anche se a tinte un po’ sbiadite, quel pomeriggio invernale del 2002: mi siedo, guardo il compito, “Questo si, questo no… niente, non lo so fare. Vabbè, amen, per questo quadrimestre sto già a posto!”… E via, senza tanti patemi, pensando solo a tornare a casa e godersi le vacanze. Ora invece… Sarà che ora che ci perdo tempo a studiare, mi sento come in diritto di pretendere qualcosa. Per carità, sapevo di non essere pronto al cento percento… Ma non so, ci speravo, e mi so scottato. Certo, penserete voi: “Che sei un genio, che passi tutti gli esami al primo colpo”? No, ovvio… Non è stato il primo esame che non passo e non sarà l’ultimo. Ma sapete… lo sentivo un po’ mio: ore, giorni di studio… Sembra strano, ma per me era una cosa nuova. L’importante, al solito, è come si cade. Forse stavolta ce l’ho fatta a cadere in piedi: ci vediamo a giugno professore!

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E dire che avevo preso questa decisione proprio per sentirmi più vivo, per avere qualcosa da fare, per non stare a ciondolarmi nell’ignavia per tutta la giornata. Ora che succede? Che vado a letto sempre più tardi, mi sveglio sempre più tardi (e non sempre piacevolmente), il tempo per studiare è sempre meno e quel poco che ho spesso lo uso per rendermi conto che ero partito a razzo e son finito a… esatto, così. Ma allora, porcaccia miseria, si può sapere che voglio? Non faccio niente, e mi flagello perché mi sento inutile; faccio, e mi flagello perché non ce la faccio, per colpa mia o di altri. Ma allora? Dice il solito telefilm: “Il vero sogno è poter sognare”. Ma qui pare che sognare sia una maledizione. Ammesso che, davvero, sogni qualcosa.

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