Una frase detta così, tanto per dire, senza malizia, forse fatta con l’unico scopo di fare del bene, di arrecare sollievo. Io riesco solo a vederci sfida, vittoria, rivalsa, sacrificio ricompensato. Mi starò incattivendo, forse; sarebbe un peccato, perché queste persone hanno il “solo“ demerito di essere semplicemente figlie di un altro mondo, di un altro stile di vita. Quello che rimane da capire è se questo incattivimento sia il figlio o il padre di ciò che mi sta succedendo, di questa sorta di inno del ”non è mai troppo tardi“ che ora suona nella mia vita. Se ne fosse il padre si ritroverebbe per moglie, ironia della sorta, proprio la voglia di rendere felici quelle persone, di renderle fiere di un ragazzo che diventa qualcuno. Se invece ne fosse il figlio ci troveremmo di fronte a uno scontro generazionale di prim’ordine: per render fiere quelle persone, ho bisogno di incattivirmi ed avere rivalse su di loro. Oppure c’è una terza via, la più semplice e probabilmente anche la più veritiera: dopotutto queste sono riflessioni che lasciano il tempo che trovano. Torniamo nella realtà: studio perché ho capito di poterlo e doverlo fare. Chi se ne frega di padri, figli, fratelli e nipoti: sto costruendo me stesso, e devo dire che da qualche giorno a questa parte i lavori paiono andare bene. Speriamo che il cantiere duri il più a lungo possibile.

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