Ci sono emozioni che sono talmente forti, talmente intense che non riesci ad afferrarle e goderne in pieno. Quando tutto quello che fai, in qualsiasi modo lo fai, va a posizionarsi esattamente nel puzzle dei tuoi sogni. Passare un anno con un enorme peso sulla coscienza, andare avanti ma ripensare ogni tanto a quella piccola macchia. Leccarsi le ferite, poi piano piano rialzare la testa. Giorno dopo giorno dare un valore a quel lavoro, iniziare a perderci le ore, a perderci nottate intere e nello stesso tempo avere sempre più voglia di perderci tempo. Poi, oggi, la riscossa: due cifre, un 3 e uno 0. E tanti significati dietro: da quel “Anche voi ottimo lavoro” alle firme titubanti. Il puntino che era davanti ai miei occhi si è fatto di un millimetro più grande, segno che mi sono avvicinato di un passo. Non che cambi niente: domani si ricomincia con altri ostacoli. Domani si ricomincia a lavorare, o per lo meno a pianificare il prossimo lavoro. Domani si penserà a chi era partito con te e sta per finire, mentre tu sei a malapena dopo la metà. Ma ci penserò domani. Oggi sono fiero di me.

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