Archivio per marzo 2007
…Dice un mio amico piuttosto giocherellone. A parte la battuta patetica, che peraltro non è neanche tanto immediata, in questa settimana è proprio l’ozio che la sta facendo da padrone nella mia vita. Per scelta, per carità: sono stato io a decidere di prendermi una (giusta) vacanza per una settimana dall’università, dopo quel bel 30. Un po’ per ricaricare effettivamente le pile, un po’ perché è sempre così bello non avere niente da fare e farsi scivolare il tempo addosso come se niente fosse. Ecco, qui rimango sorpreso da me stesso, segno che forse a poco a poco sto iniziando a maturare. Non credevo di poter mai riuscire a pronunciare una frase del genere, neanche una frase che si avvicinasse lontanamente a quella che sto per dire, invece è proprio così: quasi quasi mi manca l’università. Non svenite per piacere, fatemi spiegare. Sarà che io raramente mi ci sono messo, finora, sui libri (e si vede); forse sarà il vedere i miei amici che tra meno di un mese avranno la parolina “Dottor” davanti al nome, o magari la semplice sensazione ritrovata di riuscire un qualcosa, di sentirsi dire “ottimo lavoro” conoscendo che hai appena ottenuto il massimo, che hai eccelso in qualcosa. Una di queste, tutte insieme e chissà quante altre sensazioni mi turbinano nella mente mentre penso: quasi quasi mi metto a studiare qualcosa per passare tempo… Sbrigati, signor ozio, hai tempo fino a domenica: fai quel che vuoi ma fallo in fretta, da lunedì si ricomincia a studiare…
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Ci sono emozioni che sono talmente forti, talmente intense che non riesci ad afferrarle e goderne in pieno. Quando tutto quello che fai, in qualsiasi modo lo fai, va a posizionarsi esattamente nel puzzle dei tuoi sogni. Passare un anno con un enorme peso sulla coscienza, andare avanti ma ripensare ogni tanto a quella piccola macchia. Leccarsi le ferite, poi piano piano rialzare la testa. Giorno dopo giorno dare un valore a quel lavoro, iniziare a perderci le ore, a perderci nottate intere e nello stesso tempo avere sempre più voglia di perderci tempo. Poi, oggi, la riscossa: due cifre, un 3 e uno 0. E tanti significati dietro: da quel “Anche voi ottimo lavoro” alle firme titubanti. Il puntino che era davanti ai miei occhi si è fatto di un millimetro più grande, segno che mi sono avvicinato di un passo. Non che cambi niente: domani si ricomincia con altri ostacoli. Domani si ricomincia a lavorare, o per lo meno a pianificare il prossimo lavoro. Domani si penserà a chi era partito con te e sta per finire, mentre tu sei a malapena dopo la metà. Ma ci penserò domani. Oggi sono fiero di me.
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s.f.
TS biochim., ormone prodotto dalla ghiandola surrenale, ottenuto anche per sintesi, che agisce spec. sulla pressione arteriosa e sul metabolismo generale.
Questo è ciò che riporta un famoso dizionario online liberamente consultabile. Quello che sicuramente molti sanno è che l’adrenalina viene prodotta dall’organismo umano in situazioni di difficoltà, per aiutare l’organismo stesso a superare meglio tali momenti. Quello che voi non sapete è che oggi ho avuto la prova, seppur decisamente trasfigurata, dell’esistenza di questa sostanza, o per lo meno dell’effetto da essa prodotto. Ok, il paragone è decisamente arduo, ma ditemi voi fino a che punto: cinque ore continue di studio (che magari per qualcuno potranno anche essere ordinaria amministrazione, ma chi mi conosce non ha bisogno di rassicurazioni circa il fatto che per me non lo è di certo), alimentate solo da quel sogno. Quel miraggio, così lontano da poter essere a malapena scrutato, lì all’orizzonte. Non solo fisicamente lontano, ma anche idealmente: sapete già che le difficoltà sono migliaia (qualcuno le conosce anche nel dettaglio). Fatto sta che quel puntolino sta lì, fisso davanti ai miei occhi. Lo vedo proprio ora, mentre sto scrivendo questo post, sullo sfondo dello schermo del mio portatile; lo vedo osservando la luna (scusami, candida signora, se mi permetto di macchiarti); guardando in faccia mio padre, o chiunque altri sia il mio interlocutore. E quel puntolino, oltre che vederlo, lo sento anche: la sua voce, flebile e squillante, mi esorta ad andare avanti, a non mollare mai. Per ora ce la sto facendo, oggi ce l’ho fatta. Domani? speriamo che l’adrenalina rimanga in circolo…
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E non capite sempre male! Ok, ho un’anima abbastanza triste, mi deprimo facilmente e spesso vengo a piangermi addosso su queste pagine. Ma stavolta è un dolore dolce, amico, mio alleato. È un dolore che mi ricorda che ieri ho fatto una partita a calcetto. Una partita che per tante persone è solo un’ora di svago. Ma per me è stato un avvenimento. Una partita pressoché perfetta, dove ho tirato fuori numeri che ogni tanto dimentico di avere. Una partita giocata nel ruolo più bistrattato, forse, ma che mi ha dato grandi soddisfazioni ieri. Segnare da centrocampo e sentirmi dire da un compagno “E questo da dove l’hai tirato fuori?!?”, raccogliere i complimenti a fine partita per una vittoria schiacciante… Tutto questo, dopo quei maledetti 19 mesi dopo l’operazione, mi riempie di immensa gioia. Per questo io, quel dolore, lo benedico!
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Non so se mi sono mai sentito così. Di sicuro, però, è la prima volta che i miei sogni prendono una forma così tangibile. E non mi sembra neanche vero: è bastato così poco… una chiacchiera, una mezza idea… credevo di aver detto chissà quale cretinata. E invece, per lo meno, è stata una buona idea… se poi si realizzerà o meno saranno il tempo e le circostanze a deciderlo. Ma intanto mi rimane il patrocinio di un’ottima idea, folle al punto giusto ma corroborata da basi per lo meno veritiere (cosa che, per un uomo che crede di non avere fantasia e di non saper sognare, è già un bel passo avanti). Avevo bisogno di un sogno da perseguire, mi diceva pochi giorni fa un carissimo amico (che intanto devo già ringraziare infinitamente per come mi ha dato la “scossa“ giusta) ed il sogno è arrivato.Sarà una strada lunghissima e tortuosa, magari anche irrealizzabile. Ma intanto me la fate percorrere, per piacere?
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Una giornata può nascere storta per un milione di motivi. Ti alzi svegliato dal rumore della famiglia che, d’altro canto, è normale che parli alle 11 di mattina… Devi fare tante cose, e come al solito finisci per non farne nessuna: per fortuna un inaspettato slancio di “voglia di fare” ti aiuta a combinare qualcosa. Vai ad allenamento, sapendo di dover dare il 110% per far vedere che dopotutto “ci sei anche tu”, e non azzecchi un tiro in porta. Torni, stanco, non riesci a fare quello che devi fare dalla mattina e neanche a continuare quel poco che avevi già fatto. In più ci si mette la banca, che per colpa di un’impiegata svogliata e menefreghista ti blocca una pratica. Vai a cena, ti criticano perché ti alzi e te ne vai a pasto concluso, salvo poi farti rimanere e parlare di discorsi in cui non puoi intervenire, un po’ per svogliatezza un po’ per oggettiva incompetenza. La giornata scivola via, inconcludente come non mai. Ti metti a letto, e a quel punto la svolta. Hai sentito quel motivetto, stupendo, durante una pubblicità televisiva. Un sito che riconosce le canzoni e te le ripropone? Ma figurati se funziona… Provi una volta, niente. Mah, riproviamo, provo a farla meglio… incredibile: ce la fa! È proprio lei! Per quanto piccola, insignificante… eccola la svolta! Tutto svanisce, mentre quella melodia inizia a cullarti dolcemente. Non avrò fatto niente oggi, ma almeno l’ho trovata quella canzone…
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Scritto da: Claudio in Scritti
Ma non per distrarmi un po’. Ti scrivo perché oggi, nel tuo piccolo, sei la protagonista. Non capita spesso di celebrare la tua bellezza, candida e agghiacciante. Sei un po’ come le cose importanti: ci accorgiamo di te solo quando scompari. Forse lo fai anche apposta: e ne hai tutte le ragioni dopotutto. Anche tu, soprattutto tu hai diritto di essere celebrata. E allora oggi torno a scrivere di me sotto la tua luce, sul balcone, con poetiche melodie che risuonano nella mia testa. Effettivamente di me non ho molto da dire: sai, la mia vita dopotutto è sempre quella. Sassolini, rocce, scogli… imprevisti di vario genere si pongono sul mio cammino nel tentativo di ostacolarmi. Che poi questo tentativo sia riuscito o meno, non so dirlo: solo il tempo sarà giudice, giuria e boia del mio successo. Fatto sta che per ora, luna cara, posso e devo solamente prendere esempio da te, che imperterrita giorno dopo giorno ti alzi silenziosa, e accompagni nelle ore più buie coloro che non dormono, per vocazione o per dovere. Compagna silenziosa, fedele custode dei segreti che a te vengono confidati. Ecco che inizi ora ciò che dicevo: stai per prenderti quella piccola rivincita di solitudine, il tuo chiarore inizia a scemare quasi per ricordarci come sarebbe vuoto il mondo senza di te, come sarebbe buia la notte senza la tua guida. Tranquilla, brillante signora dei segreti: non possiamo dimenticarti. Non possiamo arrogarci il diritto di fare a meno della tua gelida magnificenza.
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