Ora basta divagazioni. L’eccezione l’ho voluta fare, era dovuta per mettere in chiaro alcune cose (anche se sono sicuro che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire), ma ora i riflettori tornano puntati su di me. Giornata strana, oggi: iniziata dal ricordo di una persona che non c’è più, che era vicina ad un caro, carissimo amico (che ogni tanto però se ne parte un po’ per la tangente, eh Zicon?
) e che mi ha ricondotto, dopo anni, da mia madre. Si, erano almeno un paio d’anni che non andavo a trovarla, se non vado errato da ottobre 2004. Non perché non le sia vicino, solo io e lei sappiamo quanto le chiedo aiuto per tutti i problemi che ho e che mi faccio durante la giornata. Solo che vederla lì, separati da un freddo muro di marmo… È come se non fosse lì realmente. Ma oggi non potevo non farlo, per un momento ho pensato di andarmene ma poi son tornato in me stesso, non potevo andarmene senza un saluto. Mi sono vergognato di me stesso, quando non riuscivo a trovarla; per fortuna poi sono riuscito a ricordare quella scena di qualche anno fa, a focalizzarla, e a ritrovare il punto esatto. Una volta lì… che dirle? Non è come una persona che non vedi da mesi, che appena guardi negli occhi pensi “Quante cose ho da raccontarle!!”; no, io con mamma ci parlo sempre, sa tutto di me, sa cosa mi turba e cosa mi da gioia. Mi sentivo quasi di troppo, visto che non ci tornavo da tanto tempo, come se avessi perso il diritto di fermarmi là davanti. Ma mi sono fatto forza, e ci sono stato. La mia mente non è stata capace di partorire più di un saluto, un sorriso, un “Eccola mamma!”, ma ve l’ho detto: io con mamma ci parlo sempre. Torno a casa, mi preparo per l’allenamento… che salta, causa campo impraticabile e assenze numerose. E ora che faccio? I miei martedì e giovedì pomeriggio ruotano intorno a questo, è la cosa che mi da vita, che mi fa respirare, che mi fa sentire vivo. Tornando mestamente a casa… che faccio? Le provo tutte: non ho niente da studiare, non ho voglia di fare niente… beh, esco. Mi vado a fare un bel giretto da solo, anche se fuori il vento taglia la faccia in due come lame appena arrotate. E dove vado? Innanzitutto al mio belvedere preferito, che non svelerò per poter mantenere un piccolo segreto di me stesso. E da lì? Ma si… facciamo ’sta pazzia, andiamo alla sede della Croce Rossa… magari la incontro, visto che non riesco a vederla da una settimana. Ovviamente anche stavolta la fortuna mi gira le spalle, ma dopotutto, stupido io che credevo di incontrarla davvero. Si torna a casa… piano piano, con la musica ad accompagnarmi passo dopo passo. Un paio di telefilm, due chiacchiere con gli amici… e dentro al letto. Che domani si torna in pista…

